
I misteri del Natale e dell' Epifania secondo gli storici.
La cometa ed i Magi.
Perché il 25 dicembre è Natale? Non è scritto nei Vangeli che Gesù nacque il 25 dicembre ma, per una serie di motivi - astronomici, profetici e simbolici - e per la coincidenza con la solennità civile del sol invictus - festa del sole che, dopo il solstizio invernale, a poco a poco prende il sopravvento - si giunse a fissare la data tradizionale del Natale nel 25 dicembre. Il più antico calendario della chiesa di Roma, il Cronografo romano del 354, è il primo documento che riporta il 25 dicembre per la celebrazione del Natale. Se il Natale fu una festa, celebrata prima in occidente e poi in oriente, per l’Epifania avvenne esattamente il contrario: nella mitologia greca il termine indicava qualsiasi manifestazione della presenza d’una divinità, quindi passò a designare l’incarnazione del Figlio di Dio e poi le rivelazioni (il battesimo nel Giordano, l’adorazione dei magi e il primo miracolo delle nozze di Cana) della sua divinità ricordate in un unico giorno, il 6 gennaio. In occidente prese il sopravvento la commemorazione dell’atto d’omaggio compiuto dai magi, rimasto ancora oggi legato alla festa. Ma chi erano i re magi? I magi, dal greco màgos, erano certamente astrologi portatori di doni, probabilmente appartenenti alla casta sacerdotale che seguiva gli insegnamenti di Zoroastro, primi rappresentanti di pagani a rendere omaggio a Gesù. Nel gran numero di scene che li raffigura hanno sempre costumi persiani e compaiono nel numero di due, tre, quattro, a volte sei. La nostra tradizione, depurata dalle leggende, si fonda sulle iscrizioni del VII – VIII secolo rinvenute in Egitto, iscrizioni in cui compaiono i nomi di tre magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre di pelle diversa a rappresentare le tre razze umane e portatori di tre doni: oro, simbolo del regno senza fine; mirra, dovendo il Cristo morire ed essere sepolto; incenso perché Cristo è Dio e si è manifestato a coloro che non lo cercavano. Il Vangelo di Matteo descrive l’arrivo a Betlemme dei re magi che, partiti dall’oriente e guidati da una stella per cercare il Re dei Re, entrarono nella casa dove si era fermata la stella, videro il Bambino con la Madre e l’adorarono. I Vangeli non specificano il luogo in cui nacque Gesù: la parola greca katàlyma viene tradotta in albergo, nel senso di luogo di ricovero degli animali, oppure, più probabilmente, in camera di una modesta dimora attigua ad una mangiatoia. Quest’ultima sistemazione sarebbe anche conforme ai tipi di abitazione rurale diffusi nella rocciosa Betlemme - arroccata con le sue abitazioni di pietra a 777 mt d’altezza sulle pendici settentrionali dei monti di Giuda, a pochi chilometri da Gerusalemme - e nella Palestina, in cui uomini e animali convivono sotto lo stesso tetto, con qualche precaria separazione degli ambienti.
Ancora Matteo parla di un astro annunciante la nascita di Gesù: nel testo evangelico, infatti, è scritto aster. Che non si trattasse, però, di una comune stella del firmamento è scritto anche in altri testi antichi dove si parla di stelle che compaiono solo occasionalmente, simili a meteore, dotate di coda e di chioma. Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova dipinse nel 1305 il presepe dando alla stella le sembianze di una cometa, e, probabilmente, non a caso poiché nel 1301 era apparsa la cometa di Halley. Secondo i calcoli degli studiosi occidentali, la stella seguita dai Re Magi potrebbe essere la cometa di Halley (Halley è l’astronomo inglese che per primo scoprì e studiò nel 1692 le comete) che, descrivendo un’orbita ellittica di 75 anni, apparse verso il 12 a.c. (anno 746-747 di Roma). Secondo un’altra ipotesi, il fenomeno potrebbe essere ricollegato alla congiunzione dei pianeti Saturno, Giove e Marte verificatasi nel 7 a.c. (anno 742 di Roma): evento che studiò Keplero e che misteriosamente appare preannunciato in una tavoletta d’argilla scritta in carattere cuneiformi, proveniente dalla scuola astrologica di Sippar, l’antica Babilonia. Le date del 7 o del 12 a.c. sarebbero confermate anche dalle circostanze per cui Erode il Grande morì nell’anno 750 di Roma, anno di eclissi lunare, e per cui l’anno del censimento ordinato da Quirino, il rappresentante imperiale in Giudea, avvenne a cavallo dell’8 – 7 a.c. –. Giuseppe, secondo le sacre scritture, giunse da Nazareth a Beltemme, dove era nato, con Maria incinta per farsi registrare -: quindi, la data della nascita del Signore e la conseguente venuta dei Magi devono essere anticipate di qualche anno. Questo verrebbe a confermare l’errore di computo, riguardante la nascita di Cristo, che fece il monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo, ponendola al 25 dicembre del 753 dalla fondazione di Roma e posponendola di alcuni anni: d’altra parte su tale
L'errore cronologico, ormai non eliminabile, ancora oggi ci si basa.
M.A.